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LA LOCANDIERA

LA LOCANDIERA

Tre atti in lingua di Carlo Goldoni - Regia Antonio Sartor       
 
Con: Lucio Zuliani (Il Cavaliere di Ripafratta), Alberto Fulgaro (Il Marchese di Forlipopoli), Riccardo Santin (Il Conte d’Albafiorita), Arianna De Luca (Mirandolina, locandiera), Fabio Dorigo (Fabrizio, servitore di locanda),  Andrea Stivanello (Servitore del Cavaliere) -  Costumi:  Marilina Maset - Scenografia: Francesca Pavan - Luci e audioGianluca Bortotto e Luca Bottega 
 
Carlo Goldoni nasce a Venezia nel 1707 da famiglia borghese e muore in miseria nel 1793 a Parigi. Voltaire lo definì l'autore che meglio di ogni altro "dipinse"  la natura umana.Dopo aver, nella sua prima maturità, percorso in lungo e in largo la Toscana e aver, come dichiara, "familiarizzato" con i fiorentini, "i testi viventi della buona lingua italiana", l'autore fa rappresentare con successo a Venezia, nel carnevale del 1753, la commedia, l'ultima scritta per la compagnia del Medebach e la prima di una serie di capolavori della piena maturità messi in scena al teatro San Luca.
L'opera, costruita su misura per la brillante attrice Maddalena Marliani, cavallo di battaglia poi nel tempo per molte altre grandi interpreti, è una vera e compiuta "commedia borghese”, tutta imperniata su un personaggio, già abbozzato in varie opere precedenti, della donna attraente e avveduta, che usa con vivacità, arguzia, garbo e accortezza le arti della seduzione per far trionfare, davanti a chi le bistratta e le disprezza, le "ragioni" di tutte le donne, "che sono le migliori cose che abbia prodotto al mondo la bella madre natura".  
In un abile gioco di contrapposizioni - compensazioni, che servono a evidenziare i "caratteri" e a rendere agile e mosso l'intreccio, tolte alcune scene di proposito dal regista, non essenziali allo svolgimento del tema principale, ben presto lo spettatore ha presenti i dati iniziali: una locanda, una locandiera, presente prima nei cuori e sulla bocca dei clienti e poi di persona, sempre comunque al centro della scena, un marchese spiantato capace solo di offrire "protezione",  un conte aggressivo e spavaldo, che ha "comprato" il titolo, convinto che per farsi valere servono più "i quattrini" della nobiltà, sempre in gara fra loro per conquistarsi le grazie della donna.
Ma a pungere sul vivo Mirandolina e a spingerla a una sottile vendetta è un cavaliere, rude, goffo e misogino, che la ferisce nella sua femminilità perché considera le donne "una infermità insopportabile". A far da spalla alla giovane sta il suo aiutante Fabrizio (i soli due nomi propri!), a cui lei è stata promessa in sposa dal padre morente, che Mirandolina "usa" con libera disinvoltura per attuare il suo piano e poi accoglie ben volentieri come marito al momento della stoccata finale data ai tre spasimanti, in particolare al malcapitato cavaliere, dopo averlo "cotto, ricotto e biscottato" per bene!
Caratteristici sono i monologhi della locandiera, che stabiliscono una segreta intesa col pubblico, a cui è riservata l'ultima strizzatina d'occhio dalla vivace e vibrante protagonista con l'invito a "ricordarsi” di lei, quando la luce della giovinezza si spegne, si rientra nella normalità della vita coniugale e le esperienze più "libere" e avvincenti di quella età meravigliosa diventano nostalgie, emozioni, «ricordi" appunto.

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